Mosaic aiuta a comprendere l’autismo

28 Marzo, Milano

Tra gli obiettivi di Mosaic c’è quello di aiutare gli insegnanti a meglio comprendere le alunne e gli alunni con Disturbo dello Spettro Autistico attraverso un percorso di formazione tenuto dagli esperti del team: terapisti, logopedisti, educatori ed insegnanti. Per questo un intero modulo della MOSAIC Academy è dedicato all’autismo, un modulo utile per i docenti che non hanno una formazione specifica e anche un valido approfondimento e aggiornamento per gli insegnanti più esperti sul tema. 

I sintomi dell’autismo riguardano un deficit di reciprocità sociale, quindi la capacità del bambino di interagire e di comunicare. Inoltre, il bambino autistico può avere un’area di interessi ristretta e ripetitiva, ossia delle stereotipie, che non sono da intendere come la somma dei deficit, ma che vanno comprese: il bambino autistico è disorientato perché non riesce ad attribuire il significato alle cose, si aggrappa alle sue reiterazioni per non stare in un mondo a lui sconosciuto. 

Questo è un concetto chiave: bisogna vedere il bambino con autismo come un bambino da comprendere e, per comprenderlo, dobbiamo chiederci il perché. Dobbiamo partire dall’osservazione della persona e farci delle domande. Bisogna quindi capire come pensano i bambini con autismo e come possiamo lavorarvi insieme, sfruttando uno strumento come il Kit MOSAIC che può risultare molto interessante sia per il bambino con autismo, sia per il gruppo classe. 

Come pensa una persona autistica? 

l pensiero di un bambino con autismo è concreto, associativo e visivo. La concretezza deriva dalla difficoltà di comprendere il significato delle cose, delle azioni e delle situazioni; è difficile distoglierlo dai dati percettivi e sensoriali per dare significati più astratti. È un pensatore associativo, non logico: cerca quindi le corrispondenze in senso stretto. Ha un pensiero visivo ossia, per intenderci, processa con categorie mentali simili a Google immagini e ha interesse e piacere verso stimoli esterni luminosi o di movimento. 

Dobbiamo guardare a quello che il bambino sa fare: impara facendo, ossia attraverso l’esperienza; come veicolo di apprendimento, piuttosto che il linguaggio, utilizza forme più concrete come immagini o oggetti, sui quali anzi riesce a focalizzarsi bene. Per capire, ha bisogno che le cose gli vengano mostrate. Bisogna quindi partire dall’entusiasmo per trasformarlo in apprendimento. 

Che difficoltà incontra una persona autistica? 

Il bambino autistico ha difficoltà a sviluppare alcune abilità che sono alla base della maturazione della competenza sociale che, in genere, si sviluppano entro i 18 mesi di età. Ad esempio, l’essere attratti dai volti umani, comunicare, integrare diversi stimoli sensoriali, fare distinzioni, avere un’attenzione congiunta, imitare, condividere emozioni e avere uno scambio di turno. 

Quando si presenta a scuola un alunno con Disturbo dello spettro autistico, dobbiamo appunto tener presente che ha uno sviluppo alterato nelle aree relative alla comunicazione sociale, all’interazione sociale reciproca e al gioco funzionale simbolico. Ma questi aspetti possono essere insegnati: la scuola diventa il luogo in cui il bambino ha più tempo per imparare e sperimentare queste abilità, per stare insieme e condividere con i compagni il tempo scuola.  

Dobbiamo insegnarqueste abilità senza avere la pretesa che raggiungano il livello delle persone tipiche, perché sarà molto difficile. Però è già importante se riusciamo a sviluppare nel bambino una consapevolezza sociale e se riusciamo ad insegnargli dei comportamenti sociali adeguati. 

Cosa può si può insegnare grazie al Kit MOSAIC? 

Sappiamo che il bambino autistico è più attratto dagli oggetti che non dagli umani. Abbiamo pensato agli oggetti interattivi del Kit MOSAIC come catalizzatori dell’attenzione e dell’interesse del bambino e dei compagni, per sviluppare le competenze sociali. Partendo da un interesse comune che tutti i bambini hanno verso la tecnologiapossiamo iniziare ad insegnare al bambino con autismo tutte le abilità di base della competenza sociale: l’attenzione congiunta, l’emozione, il turno. L’oggetto è lo strumento, non il finemedia insegnamento e apprendimento di queste abilità sociali. 

Come si approccia la persona autistica al Kit MOSAIC? 

Prima ancora di impostare le attività, il docente deve conoscere e comprendere il bambino con autismo. 

Il protagonista è il bambino, a cui faremo vedere un oggetto del Kit MOSAIC. Il bambino inizierà una fase di analisi sensoriale e di conoscenza con quell’oggetto. Ancora non gli attribuirà un significato, ma avrà una reazione emotiva: gli piacerà, o non gli piacerà; si avvicinerà all’oggetto o non si avvicinerà. Se gli piacerà, il bambino passerà ad una fase percettiva: toccherà l’oggetto, lo analizzerà e lo muoverà. Se è finalizzato, l’atto motorio diventa esecutivo. Se è esecutivo, assume per lui un significato. L’insegnante dovrà osservare e comprendere le reazioni del bambino nella manipolazione dell’oggetto, perché saranno indicative per capire come lavorare con lui e in che modo impostare e programmare oggetti ed attività. L’ultima sfida è quella di capire come integrare il bambino nella scuola e di evitare che utilizzi questa tecnologia in maniera solipsistica, cioè isolandosi ancora di più e facendo solo quello che gli interessa e piace. 

Gli oggetti del Kit MOSAIC sono neutri e non c’è un modo predefinito di usarli: questa è una grande opportunità per scoprire con il bambino con autismo e con la classe cosa si possa fare. Non è una sfida semplice, ma siamo certi che possa funzionare. 

Le iscrizioni sono aperte fino al 30 marzo 2019. 

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